I grandi sconvolgimenti hanno il difetto – ma qualche volta anche il pregio – di gettare il cuore in un frullatore e di farne uscire sapori e sentori fino a quel momento assopiti; cioè di restituire un contatto con la nostra affettività che la velocità del mondo prima del Covid-19 aveva messo non di rado in secondo piano.

Emozioni e sentimenti costituiscono – ora ancor più di prima – una potente risorsa per conoscere e cambiare il rapporto con la realtà. Essi sono il primo vagito di un linguaggio che, nell’epoca del mito, produceva eventi così fragorosi da modificare le sorti del mondo. Tutta la narrazione dei poemi omerici è un susseguirsi di ripicche o favori divini raffiguranti, però, nient’altro che la vastità del territorio umano.

Tuttavia, come sempre accade, la potenza da sola si riduce a ben poca cosa se non è condotta, incanalata, arginata entro confini che permettono di utilizzarla. Quei confini sono le parole, dentro le quali possiamo avvertire l’eco delle oscure cantine dell’animo umano. Pensiamo, per esempio, alle vocali: i primi suoni che emettiamo da bambini e che connettono l’esperienza con la possibilità di raccontarla.

Ecco allora che mai come oggi recuperare un’educazione sentimentale può diventare l’atto di nascita per una nuova consapevolezza di sé, a tutti i livelli: personale, famigliare, professionale. Per quanto mi riguarda, ho avviato un progetto di #VocabolarioEmotivo: una serie di microracconti per imparare il linguaggio dell’anima; un percorso per comunicare di nuovo con gli altri e con sé stessi.

Ma, se qualcuno ritenesse che l’esplorazione di sentimenti ed emozioni debba tornare rediviva sui nostri banchi di scuola, sulle tavole delle famiglie e, perché no, sulle scrivanie delle organizzazioni – per restituire a queste ultime vitalità, benessere e capacità di vedere oltre la fine del mese – la letteratura è piena di voci e di canti. E sa dimostrare quanto siamo intrisi fino all’osso di un potere che fino a ora abbiamo sottovalutato.

Uscito su Breaking News, punto di riferimento italiano del software e dell’IT, aprile 2020.

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