La conoscenza è concepita, in molti casi, come differenza tra ciò che è noto è ciò che gli obiettivi chiedono di colmare. Una sorta di differenza di potenziale cognitivo, per usare una metafora della fisica. Ma si può interpretare ogni autentica conoscenza come una trasformazione, un’iniziazione quasi, una soglia di attraversamento: un processo che cerca di modificare in profondità il modo di vivere (e perciò di intendere) un certo concetto o argomento.

Allora l’intento non è più colmare un vuoto ma arricchire il significato dell’argomento in questione con un dizionario esteso e consapevole di parole sensazioni e sentimenti; senza per questo venire meno a una struttura logica, oggettivata della conoscenza. Mi è di modello chiunque incarna a tal punto quello che dice da non distinguerlo dalle proprie azioni.

Come suggerisce Nietzsche (Genealogia della morale, III, 12): «quanti più affetti lasciamo parlare sopra una determinata cosa, quanti più occhi, differenti occhi sappiamo impegnare in noi per questa stessa cosa, tanto più completo sarà il nostro “concetto” di essa, la nostra “obiettività”».

Pubblicato su LinkedIn, 17/02/2021

Stefano Francoli

Stefano Francoli

Facilitatore, formatore, autore di testi e contenuti, lavoro sull'identità e sul senso di persone e aziende.

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