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Formazione e impresa

Cosa servono poesia e arte all’impresa

di 3 Marzo 2020No Comments
enozzo Gozzoli, Corteo dei Magi, 1459. La famiglia Medici celebra il proprio potere politico ed economico

Sia chiaro. Non voglio dire che un’impresa debba occuparsi ingenuamente di arte e di poesia. Anche se può finanziarla, adottarla, sperimentarne gli effetti e le potenzialità di marketing.

Arte e poesia sono un linguaggio. Sono uno strumento che serve all’esperienza per essere interpretata e comunicata. Sia per farne un diario e un tracciato di memoria, sia per elaborare quegli aspetti irrisolti che la vita di tutti i giorni tinteggia nel paesaggio interiore di ciascuno di noi. Allora, come dicevo, non è tanto importante adottare l’arte e la poesia come una suppellettile per fare «qualcosa di bello» (anche se del bello – va detto – c’è un gran bisogno). Né è importante adottare l’arte e la poesia a fini unicamente utilitaristici: per adombrare prodotti e servizi di un velo di nobiltà. Arte e poesia, piuttosto, rappresentano la possibilità di dilatare il vocabolario; di arricchire di sfumature i dubbi o le intuizioni; di tradurre in parole e comportamenti il patrimonio di esperienze archiviate e di immaginazioni future, che altrimenti restano sospese nel non-detto. E ciò che non può esser detto non può nemmeno esistere.

Insomma, poesia e arte servono all’impresa per fare l’impresa. Per impedire che essa si appiattisca sui dati, sulle certificazioni, sulle misurazioni, sulle procedure. Due sono essenzialmente le funzioni che stimolano: risolvere creativamente i problemi, dando loro voce e connessioni inedite; costruire scenari futuri in un mondo in cui l’impresa senta ancora di poter immaginare una propria evoluzione.

Pubblicato su LinkedIn, 03/03/2020