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Se penso al mio percorso di conoscenza, la metafora più adatta è il collage. Frammenti spesso accostati casualmente, di per sé incompleti, che hanno senso solo uno in relazione all’altro. In fondo, è proprio questo che oggi vediamo accadere nella realtà: incoerenza, incompletezza, contraddizione, frammentazione, mancanza di un ordine precostituito, cambiamenti così repentini da non dare il tempo di formare un quadro stabile, organico.

La conoscenza, allora, e con essa la formazione, non sta nella solidità delle singole parti, ma nelle sovrapposizioni e nelle fratture. Per questo, mi sembra che sia la formazione sia l’educazione scolastica debbano essere sempre meno un curriculum di materie, di tecniche e di nozioni – in sé, naturalmente, utili e necessarie – e sempre più un dialogo consapevolmente costruito. Uno spazio che si dà pena di pensare cosa sono e a cosa servono le relazioni. Un tempo dedicato a cucire, mediante il dialogo, parti di esperienza il cui senso si fa strada facendo.

Lo psichiatra Giovanni Stanghellini lo racconta in un suo libro: «il dialogo non è semplicemente una discussione riguardo a un argomento […]. In un dato momento, gli interlocutori stessi divengono il tema». È in questo modo che la formazione può darsi un compito coerente con lo spirito dei tempi: facilitare le persone a muoversi in un collage di eventi non di rado imprevedibili; aiutarle a sostenere una realtà troppo complessa per essere ridotta a pregiudizi che rischiano di essere controproducenti sotto tutti i punti di vista.

Pubblicato su LinkedIn, 08/03/2021
Immagine: DeviantArt

Stefano Francoli

Stefano Francoli

Aiuto a chiarire l'identità di persone e aziende, a dare senso e parole alle nostre storie.

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