Chi porta un paio di occhiali lo sa. Il mondo appare come gli occhiali lo mostrano. E quando, calata la vista, si cambiano lenti, ecco ricomparire in un baleno la chiarezza che il tempo aveva offuscato.

Lo spiega bene un filosofo come Martin Heidegger. Usare strumenti – che pure è la caratteristica umana per eccellenza – condiziona e automatizza la nostra vita, facendoci perdere il contatto con noi stessi. Le risorse interiori, che nei momenti davvero difficili emergono, si mettono a sonnecchiare; e permettono a piccoli silenziosi problemi di accumularsi. Poi un bel giorno, di solito troppo tardi, quei problemi mostrano che dalle nostre lenti stavamo guardando un mondo, ahimè, molto diverso da quello reale.

Heidegger, in fondo, insegna questo: per fare i conti con gli automatismi generati dagli strumenti, bisogna uscire dall’ovvietà attraverso un costante esercizio di consapevolezza. Il che significa: mettere in discussione le abitudini, i modi di esprimersi, gli strumenti stessi, le parole spesso date per scontate. Perché le parole sono scelte: sono la forma con cui decidiamo le nostre azioni.

Prendiamo per esempio le aziende. Cosa significano parole come: «essere responsabili», «avere successo», «crescere», «comunicare», «generare valore»? Ognuno di noi le legge attraverso l’esperienza personale; fino a quando le lenti che indossa gli fanno vedere una realtà così condizionata da fargli compiere scelte ovvie per sé ma incomprensibili agli altri. D’altra parte, non si spiegherebbe il clima di confusione e di polemica che si respira, in modo trasversale, nella nostra società.

Nel lavoro, come nella vita, prendersi cura della chiarezza delle proprie idee e del modo di esprimerle, aumenta il benessere: sia esso personale o professionale. Chi ha un’idea chiara di sé è disponibile a relazioni più costruttive e soddisfacenti. Perciò, ogni tanto, fa bene cambiare gli occhiali. Chissà che non si possa ritrovare un mondo più chiaro, più nitido, più sereno e solare.

Uscito su Breaking News, punto di riferimento italiano del software e dell’IT, dicembre 2019.

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