La letteratura, dice lo scrittore cinese Yan Lianke, dovrebbe essere una voce di dissenso. Ciò che permette di mantenere viva la risorsa umana più importante: quella di immaginare un’alternativa all’esistente.

Una caratteristica che oggi è andata persa e che relega lo scrittore a non essere nulla di più che un produttore di belle storie. Un mestiere che genera, sì, una realtà alternativa; ma disconnessa e asettica rispetto alla ruvidezza della vita. Nietzsche aveva definito questa tendenza nichilismo.

La letteratura è una voce di dissenso nella misura in cui riprende il contatto con il mondo reale: lo descrive, lo sente, lo fa proprio. E poi offre parole per cambiarlo.

Fonte: https://ilmanifesto.it/impotente-e-inerme-la-letteratura-ai-tempi-dellepidemia/

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