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Nutrimenti settimanali

Salvifica ironia

di 1 Aprile 2021No Comments
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Ero ancora all’università quando un giorno, girovagando tra le bancarelle di una fiera del libro, gli occhi sono caduti irrimediabilmente su un piccolo opuscolo che non potevo farmi mancare: La petologia ossia origine utilità e necessità delle corregge. Avrei successivamente recitato – in qualche occasione goliardica, in un momento di svago con gli amici, o istruendo i figli a tanta arte – alcuni dei versi che compongono l’opera e sui quali l’autore anonimo avverte trattarsi di un «capriccio poetico diviso in tre canti, per chi vuol ridere tre volte alla barba di tutti gli almanacchi».

Confesso che ho sempre provato un certo gusto nell’ascoltare come suonano le espressioni auliche quando vengano inframmezzate da una qualche trivialità. Le passeggiate ricche di dialoghi, così formative, di cui a volte ho raccontato, si sono snodate in questa continua alternanza di temi. Ed è perciò, ritengo, che abbiano avuto tanta efficacia e siano ancora oggi fonte di una memoria consolatrice. Rompere il peso marmoreo dei pensieri che spesso mi assillano, ha avuto il pregio di ricordarmi che prima di tutto siamo esseri umani. Imperfetti, fragili, esposti a ogni tipo di necessità materiale o spirituale; molto spesso soli; quasi sempre risollevati quando una risata irrompe a rimettere a posto le debolezze trattandole per quello che sono: espressioni, appunto, della nostra condizione.

In una conferenza al Festival della Mente 2020, Alessandro Barbero traduce un poemetto medioevale intitolato La voglia dei c***i; e mostra, in fondo, quanto qualsiasi ricerca intellettuale o morale, pur elevata e pomposa nei toni, non sia altro che un mezzo – e a dirla tutta, un mezzo di fortuna – per prendere le misurare con la nostra umanità; per riconoscere nell’umanità di ogni epoca il tentativo di cavar fuori da questa vita un minimo di felicità e di benessere.

Questa operazione – che mette a nudo l’essere umano, che lo scarnifica fino alle ossa per mostrarne interamente debolezze e limiti – era stata ampiamente condotta nell’antichità da diverse scuole filosofiche: stoici, cinici, scettici, epicurei. Ciò che qui mi interessa, però, è constatare come la ricerca di un rapporto benefico con l’esistenza, passi inevitabilmente dal coraggio di ridurre se stessi ai minimi termini; quasi che sia inevitabile, se vogliamo davvero raggiungere risultati significativi, smontare e persino dissacrare qualsiasi assunto che suoni di vuoto e che, per questa ragione, può essere eliminato dal nostro modo di rappresentare noi stessi e il mondo circostante.

È nella pratica di riduzione al puro dato vissuto, infatti, che emergono pregiudizi, preconcetti e sovrastrutture di ogni genere – morali, culturali, ideologiche. Vale a dire quegli elementi che rallentano la capacità e la lucidità di agire; come se camminassimo in un intricato bosco, che impedisce la visione di un orizzonte luminoso e che ostacola la libertà dei movimenti a causa dei rami e del fitto fogliame.

Forse con una maggiore leggerezza, ma con lo stesso effetto dirompente, l’ironia è lo strumento che ripulisce dal superfluo il nostro spazio vitale. L’ironia crea uno spazio vuoto e trasformativo in cui è possibile reinventare il proprio rapporto col mondo; vedere quest’ultimo assumere significati inediti, proporzioni non ancora sperimentate, sotto l’azione delle quali anche la percezione di sé si modifica e vaporizza ogni concetto che, al posto di essere utile, ci ingabbia in una cella di cui abbiamo volontariamente costruito le mura.

Lo stesso Socrate, dicendo di sapere di non sapere, sgombra con l’ironia il pesante pregiudizio di possedere già una verità. A questo proposito, definirei la maieutica, per cui egli è noto, l’arte di lasciare la parola all’esperienza che viene dalla vita. Per edificare su di essa quel che davvero vale la pena di chiamare verità. Per ricavarsi un luogo dentro se stessi nel quale dissacrare non è uno sterile atto di rinuncia; ma serve a riconsacrare l’esistenza immergendola in una luce nuova, salvifica, rigeneratrice.

Stefano Francoli

Stefano Francoli

Pratiche per coltivare la crescita personale. Formazione, facilitazione, testi e contenuti per dare senso e valore alle esperienze.