16 Aprile 2026 – 18:30 @ Borgosesia VC

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Quel che di noi non possiamo sapere

La fisica contemporanea ci propone una visione contestuale della realtà. Le proprietà di un oggetto sono definite solo in relazione ad altri oggetti: il mondo non è fatto di cose, ma di interazioni. Qualcosa di analogo accade nelle relazioni umane. Sappiamo, per esperienza, che la nostra identità è confermata o discussa dai giudizi che gli altri hanno su di noi. Eppure continuiamo a credere che l’identità  sia qualcosa di nostro, indipendente dal contesto in cui viviamo. Proviamo, allora, a pensarci come le tracce delle interazioni che gli altri hanno lasciato nelle nostre storie. L’identità assume, così, il carattere di una memoria, che cambia per ogni persona che abbiamo incontrato in funzione del suo punto di vista. In questo senso, gli altri ci vedono e ci riconoscono sempre e soltanto di profilo – e noi con loro. Chi siamo allora veramente? Se «relazione» significa essere relativi a qualcosa o qualcuno – e non c’è modo di sottrarsi alle relazioni – bisogna anche ammettere che non esiste un nostro Io vero e assoluto che precede il rapporto con gli altri, ma solo le parole relative che gli altri hanno prodotto su di noi. Da una parte, questa condizione rischia di degenerare in curiosità, pettegolezzo, equivoco. Dall’altra, però, apre alla connessione umana attraverso la cura dei nostri discorsi.

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