Foto di Alfo Medeiros: https://www.pexels.com/it-it/foto/natura-trama-albero-marrone-17461965/

Gli avvenimenti della vita imprimono, con una pressione più o meno grande a seconda della loro importanza, un segno sulla nostra storia. Come le venature del legno o dei marmi, queste testimonianze immateriali trattengono la memoria di quanto ci è accaduto; si trasformano in un vocabolario di significati che attribuiamo alle parole; e, infine, si manifestano, sotto forma di comportamenti, nelle azioni e negli effetti che di esse rileviamo nella quotidianità.

Ciascuna venatura è una traccia delle risposte che abbiamo dato agli eventi incontrati; ma, allo stesso tempo, è anche una linea che incanala le nostre scelte successive. Dimenticati gli eventi che le hanno modellate, le venature assumono le sembianze di un marchio indelebile che può apparire in tre modi diversi: o disegnato da noi intenzionalmente – e allora lo seguiamo con la risolutezza di chi crede di aver deciso la meta; o disegnato per noi da qualche forza superiore, come un fato o un volere divino; o interamente inciso dal caso sotto il dominio di una fortuna cieca e capricciosa.

In breve, le venature sono solchi, scavati sulla nostra superficie dal corso della vita, da cui è difficile evadere, se non a costo di un grande (e forse inutile) dispendio di energie. Conviene piuttosto fare come il falegname o lo scalpellino: riconoscerle e assecondare la loro presenza, e concentrare l’attenzione sulla nostra capacità di conferire carattere alla storia di cui disponiamo. Le risposte che in passato abbiamo dato alla vita sono la forma contenuta nel legno o nel marmo che deve essere portata alla luce. Ma è l’opera di pulizia e di levigatura fatta intorno a essa a costituire la fonte della nostra liberazione dal blocco in cui ci sentiamo costretti a vivere.